Elodie, Pinguini, Diodato e Gabbani in fuga per la vittoria

La Gara

Elodie, Pinguini, Diodato e Gabbani in fuga per la vittoria

Stasera (stanotte) per il gran finale è una corsa a quattro

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I pronostici li sbaglia soltanto chi li fa, lo diceva il sommo Gianni Brera. Noi, accampati qui nella sala stampa dell’Ariston ormai da una settimana, ci esimiamo dal gesto e tratteggiamo il profilo di quattro cantanti in gara: Elodie, Diodato, Francesco Gabbani e i Pinguini Tattici Nucleari. Un’interprete, due cantautori, una boy-band. Un poker di big dal quale potrebbe uscire il trionfatore di Sanremo 2020.

Elodie, la sexy-girl. Giorno dopo giorno, la sua “Andromeda” è cresciuta nei gusti del pubblico e non poteva essere altrimenti quando un trio di autori di vaglia (parliamo di Mahmood e del duo Faini/Dardust) si mette a scrivere una canzone per una bella voce. Come è quella della 29enne romana uscita da Amici. Il titolo del brano richiama uno sceneggiato Rai anni ’70. L’urban sound è giusto, il mix di trap, dance ed elettronica anche: Elodie arriva a citare Nina Simone, il che non è certo male: “È un brano non semplice al primo ascolto e con registri vocali diversi. A livello estetico ho immaginato che Andromeda racchiudesse un messaggio di donna forte, mediterranea, algida, e ho voluto indossare il brand della mia vita, Versace. Emblema di una donna sexy, ma di strada, femminilità e sobrietà insieme. Spero che lo styling e il brano si sposino bene anche nella serata finale”.

I Pinguini Tattici Nucleari. Ne abbiamo già parlato a lungo e sono finiti in zona podio quando mancano poche ore al verdetto finale. Sono la sorpresa del Festival e, stasera, si sentono più che mai Ringo Starr. Titolo della loro canzone che normalizza tutto in un Ariston che di normale ha pochissimo. “In realtà la nostra immagine di Ringo è un po’ diversa da quella che hanno molti. Il miracolato è un po’ l’opposto di quello che vorremmo passasse del nostro pezzo. Per noi Ringo è la più forte seconda linea di sempre. In un progetto come i Beatles, che hanno rivoluzionato la storia della musica, Ringo è quello meno visibile. Quello lontano dai riflettori. Quello dietro ai piatti, quello che fa girare la macchina e il groove. Da sempre trattiamo il tema dei secondi, degli emarginati, di quelli che sono sempre stati lontano dai riflettori”.

Gabbani l’astronauta. Non c’è due senza tre? Il proverbio strizza l’occhio al già due volte vincitore di Sanremo, nel 2016 tra i giovani e l’anno dopo tra i Big quando, con l’aiuto della scimmia, stravinse “Occidentali’s Karma”. Vestito da astronauta durante le cover, ha esaltato il concetto dei nuovi italiani: la sua “Viceversa” resta una filastrocca che inneggia al nonsenso e che sconfina nell’allegria. Godereccia per chi si accontenta e non cerca tante riflessioni. Francesco la vede diversamente: “Viceversa è la canzone stessa. L’ho scritta nel settembre 2019. E’ stato questo brano che mi ha fatto decidere di tornare al Festival perché dimostra un altro mio modo di fare musica rispetto a Occidentali’s Karma o a Amen con le quali ho vinto a Sanremo. E’ un modo che in realtà è sempre esistito, che probabilmente il pubblico del Festival non conosce. E’ una dimensione più emozionale, più intimista che non si dimentica di mettere in confronto l’equilibrio tra gli opposti. Gioca un po’ con le parole. E’ una canzone che, se deve portare un messaggio, deve far rivalutare il senso di condivisione”.

Diodato in pole. Inutile girarci attorno, gli spifferi che si avvertono nei corridoi dell’Ariston vedono in Diodato un serio candidato alla grande festa finale. il cantautore di Aosta si fa forza di una canzone d’amore obliqua, curiosa, irregolare ma che alla fine si dimostra tradizionale. “Non posso sopportare questo silenzio innaturale fra te e me” è una parte del testo che simboleggia la malinconia di due amanti che si cercano. Diodato aggiunge: “Canto la necessità di abbattere i muri dell’incomunicabilità, di far arrivare la mia voce e far sentire un dialogo. Un invito a bruciare quei silenzi che amplificano tutte quelle distanze e considerazioni false che creiamo”

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