Diodato: “Dedico la vittoria alla mia città. Taranto ha bisogno di “fare rumore”.

L'Intervista

Diodato: “Dedico la vittoria alla mia città. Taranto ha bisogno di “fare rumore”.

Il vincitore parla a cuore aperto a pochi minuti dalla sua ultuma esibizione sul palco dell'Ariston che ha sancito la sua consacrazione

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Un fiume in piena: Non sta più nella pelle Antonio Diodato, 39 anni, nato ad Aosta, di origini pugliesi e con trascorsi artistici persino in Svezia. Festeggia nella sua notte più bella, quella che lo ha sancito re del Festival di Sanremo 2020 e vincitore, grazie alla sua bella “Fai rumore” (che pare scritta per la collega Levante) anche del Premio della Critica Mia Martini e di quello della Sala Stampa delle radio Lucio Dalla. Alla terza partecipazione al Festival, Diodato ha battuto nella bagarre a tre finale Francesco Gabbani e i Pinguini Tattici Nucleari.

Queste le sue confessioni.

“In Fai rumore ho raccontato me stesso, andando ad attingere dal mio vissuto. Quando si cerca di dire la verità, anche mettendosi a nudo e provando un po’ di vergogna, allora ci si connette umanamente con qualcun altro – spiega il neo vincitore.

Ho ricevuto messaggi di persone che mi hanno detto “Hai scritto la mia canzone”. E questo è sorprendente, perché succede solo quando si racconta una propria intima verità, qualcosa che racconta di sé. Avessi la formula per il successo di questa canzone, scriverei sempre brani così… Ed è lì che ci somigliamo tutti: quando andiamo in profondità. Questo è importante da ricordare, anche nella vita di tutti i giorni, nelle scelte che facciamo, anche quando ci avviciniamo a qualcuno che ci sembra distante. Se si riesce a essere sincero con se stessi, probabilmente quell’emotività arriva anche a chi ascolta». 

Continua Diodato: «A mio avviso, il mio percorso musicale ha ottenuto sempre quello che meritava, perché io mi esponevo fino a un certo punto. Con le ultime canzoni sono riuscito ad abbattere il muro di incomunicabilità ed è qualcosa che parte da tanti anni fa. Se oggi la gente si è avvicinata è perché l’ho permesso loro. Voglio dedicare questo premio anche al bambino che tanti anni fa era in una stanza e aveva paura del mondo fuori. Ora, dopo anni di gavetta e di batoste enormi, ho imparato anche a sorridere. E infatti il mio ultimo album si chiama ‘Che vita meravigliosa”. Ho capito che è soprattutto dai dolori che possono nascere grandi cose”

“Dedico questo premio alla mia famiglia, che ha fatto tanto rumore nella mia vita e anche in questi giorni. Li ho sentiti molto poco, mi ha scioccato il rispetto che hanno avuto della situazione in cui ero. Non vedo l’ora di andare a telefonare a casa. Dedico questo premio a loro e all’altra famiglia che pian piano si è creata intorno a me: tutte le persone che hanno lavorato con me fin dagli inizi, con piccoli passi alla volta”. 

Ma una dedica speciale va alla sua Taranto: “È una città in cui bisogna fare rumore, e la mia dedica va a tutte le persone che lottano ogni giorno contro una situazione insostenibile. Userò sempre la mia forza come cassa di risonanza per denunciare la situazione insostenibile di Taranto».

Chiusura sulle emozioni post-vittoria: «Ci sto capendo veramente poco. Provo sensazioni stranissime. Il Festival è fatto anche di attese lunghissime in cui ti carichi di un’emotività che non sei in grado di gestire e ora sono sconvolto. Al mio arrivo a Sanremo ho avuto un’accoglienza che non mi aspettavo. Non riesco ancora a connettermi con la realtà”

Leonardo Iannacci

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